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Storie e ricetta della Cazoeùla di Cantù

  

... dai racconti della signora Elda B. di Cantù

 

 ... ecco la storia di una signora ultrasettantenne che durante la scorsa edizione del "Festival della Cazoeula" ha contribuito a definire il disciplinare della "Cazoeula di Cantù".

... sono Elda B. nata a Fecchio il 21 ottobre 1930 e abito a Cantù .. sono contenta di affidare a queste righe i ricordi di mio padre Edoardo.

Nelle sere d’inverno, dopo la cena, mentre la mamma lavava i piatti in una bagnarola posata sul tavolo della cucina, egli si sedeva ad impagliare le sedie di casa e ci raccontava bellissime storie che incantavano me e i miei fratelli.

Tra queste anche la storia vera del matrimonio dei suoi genitori contadini (Carlo B. detto "Carleou"  e Virgina M., detta "Gila" vissuti a Cantù tra la metà dell‘800 circa e il primo trentennio del ‘900), i quali ebbero per pranzo di nozze, appunto, la famosa "cazoeula" . 

Riporto quindi integralmente la storia che mi raccontava mio padre e di cui ho un ricordo nitido e caro, a testimonianza della veridicità della mia versione della ricetta della "cazoeula". 

Non so se questa mia ricetta sia più o meno corretta o fedele alla tradizione, sta di fatto che le cose andarono così.

 

La cazoeula: piatto povero per le feste dei poveri.

  

Un bel giorno di fine agosto dell’anno del Signore 1880 circa, il Carleou (Carlo) disse alla mamm Pineta(mammaGiuseppina) la quale stava attingendo l’acqua dal pozzo che si trovava nel cortile della cascina Pescé(cascina Pescedo detta “Di Viurit”) in quel di Fecchio:

 

“Mamm, bisogna che per sta’ messun mazum ul purcel grass e tra un quai mes catarem tuta l’üga par fa un pu de pincian parché par Natal veouraria spusà la Gila.”

“Te ghet vint’ann Carleou!” disse la mamm Pineta “te set un omm! Ma el me par un pu prest. Quanti ann la g’à la Gila?”

“Vint, mamm!” rispose Carleou.

“L’é üna dona, l’é marüa! disse pensierosa la mamm Pineta “ma quel ragiunà chi te de faghel al tò pa’ Pepp! L’é lu ul regiu! me sun la regiura, la masera!” 

   

(“Mamma, bisogna che per questo fine autunno ammazziamo il maiale grasso e, tra qualche mese, vendemmiamo l’uva per fare unpo’ di vinello Pincian perchè per Natale vorrei sposare la Virginia.”

“Hai vent’anni Carlo!” disse la mamma Giuseppina “Sei un uomo! Ma mi sembra unpo’ troppo presto. Quanti anni ha la Virginia?”

“Venti, mamma!” rispose Carlo.”

“E’ una donna, è matura!” disse pensierosa la mamma Giuseppina “Ma questo discorso qui lo devi fare a tuo papà Giuseppe! Lui e il capo di casa! Io sono solamente la moglie, la massaia!)

 

Alla sera ul pa’ Pepp, tornato dai campi, passò alla stalla per mungere le vacche. Il Carleou gli si avvicinò molto timorosamente e con grande rispetto. Così gli parlò: 

 

“Pa’! U parlaa stu bass cunt la mamm e ghu dii che par Natal vuraria menà a cà la Gila del Müss!”

“U capii!”, disse il regiu. “Bisogna maza ul purcel!”

Carleou proseguì: “E anche catà l’üga!”

“Vaben!” acconsentì il padre. “Ghe sarà la cazoeula e anca ul pincian! Ma parchè te voret spusà subit la Gila?”

Rispose Carleou: “La Gila la gà pü nisun! I sò fredei e surel in un pu de chi un pu de là e le l’è de par le.”

 

(“Papà! Ho parlato questo pomeriggio con la mamma e le ho detto che per Natale vorrei poter portare in casa (sposare) la Virginia del Musso!”

“Ho capito!”, disse il padre. “Bisogna ammazzare il maiale!”

E Carlo proseguì “E anche cogliere l’uva!”

“Va bene!”, acconsentì il padre. “Ci sarà la cazzuola e il vinello Pincian! Ma perchè vorresti sposare subito la Virginia?”

Rispose Carlo:“La Virginia non ha più nessuno (è orfana)! I suoi fratelli e sorelle sono un po’ di qui e un po’ di la  (sono stati presi dai parenti) lei è rimasta sola!” )

  

Così con il pemesso del pa’ Pepp si stabilì il giorno e il menù di nozze per prima di Natale.

 

"Però" disse il pa’ Pepp: “G’è vuraria de dighel anca ai mé fredei, ul Nell e ul Zechiel!”

Intervenne la mamm Pineta “Ma Chisà in duv è che inn chi dü le! Semper in gir a sunà ul viurin!” 

 

("Però", disse il papà Giuseppe: “Bisognerebbe dirlo anche ai miei fratelli, Nello ed Ezechiele!”

Intervenne la mamma Giuseppina: “Ma chissà dov’è che sono quei due lì! Sempre in giro a suonare il violino!”)

 

I fratelli del pa’ Pepp suonavano il violino nelle feste paesane perchè a loro non piaceva lavorare in campagna, e da qui derivò il soprannome della mia famiglia: Viurit.

Fu così che, a settembre, venne colta l’uva e venne schiacciata dentro il tino con i piedi e in seguito, a fine novembre, si sacrificò il maiale grasso.

 

Disse il pa’ Pepp “Farem inscì par ul past de spuus del Carleu e la Gila: cont i custeoul e un pu de cudic farem la cazoeula, cunt ul musun, i urecc e i pescieou farem ul salam de fa’ coeuss. Cunt ul rest farem salam crù, cudeghit e lügàniga e farem lart e panzeta.”

 

(Disse il papà Giuseppe: “Faremo così per il pranzo di nozze del Carlo e della Virginia: con le costine e un po’ di cotiche faremo la cazzuola. Con il muso, le orecchie e i piedini faremo il salame da cuocere. Con il resto faremo salame crudo, cotechini e salsiccia e faremo lardo e pancetta.”)

 

Venne dicembre e il giorno del matrimonio la mamm Pineta si dette da fare per preparale la cazzeuola. 

 

Il Carleou disse alla mamm Pineta: “Ve racumandi mamm! Catìì su i verz in campagna che in bei gerà e quantin quasi cott cunt i custin e i cudic tirii indree i brasch dalla scender e meti su la pignata su la scender bela colda. Inscì la cazoeula la finis de coeus e la resta né sucia e né bagnada, poeu farem la pulenta.”

 

(Carlo disse alla mamma Giuseppina: “Vi raccomando mamma! Cogliete le verze nel campo che sono belle gelate e quando sono quasi cotte con le costine e le cotiche togliete le braci della cenere e mettete su la pentola sulla cenere bella calda. Così la cazzuola finisce di cuocere e resta nè asciutta nè liquida, poi faremo la polenta.”)

 

Sì, perché la cazoeula doveva essere rigorosamente accompagnata dalla polenta di granoturco. Inoltre era assolutamente proibito accompagnare la cazoeula con bevande come acqua, gazzosa e simili ma doveva essere accompagnata con un buon bicchiere di vino (preferibilmente brianzolo).

 

RICETTA DELLA SIGNORA E. BORGHI

LA CAZOEULA DE CANTU'

Ingredienti (per 4persone):

  • 1 Kg di costine di maiale
  • 2­-2,5 Kg di verze
  • 0,5 Kg d icotiche a pezzi
  • carote affettate finemente
  • un gambo di sedano tagliato a pezzetti piccoli
  • una cipoll tritata finemente
  • un cucchiaio di lardo tritato finemente
  • un cucchiaio di olio d’oliva
  • qualche foglia di salvia
  • sale quanto basta

  

Preparazione: 

In una casseruola larga non troppo alta insaporire (non tostare) con il lardo e un cucchiaio di olio d’oliva le costine con le carote, il sedano e la cipolla. Aggiungere poi le verze dopo averle lavate e spezzattate grossolanamente e qualche foglia di salvia. Salare quanto basta. A piacere aggiungere un pizzico di pepe (personalmente l’ho eliminato). 

La cazoeula non va assolutamente fatta bollire. Nemmeno le verze devono essere bollite prima (se le prime foglie risultassero troppo scure e dure queste possono essere scottate moderatamente). La cazoeula non deve risultare nè liquida nè asciutta, ma deve risultare morbida, cioè deve avere quella giusta quantità di sugo per intingere la polenta.

Perciò attenzione a tenere la casseruola nè troppo coperta nè troppo scoperchiata! Il fuoco deve essere moderatamente basso per evitare sgradevoli bruciature. 

La cazoeula va rimestata per favorire la cottura omogenea di tutti gli ingredienti. Questo procedimento però, va fatto il minor numero di volte possibile e in ogni caso con moderazione e prestando attenzione, per evitare che venga spappolata esageratamente. Non cuocere mai costine, cotiche e verze separatamente (come si legge in certe ricette) perchè altrimenti i sapori non risulterebbero bene amalgamati.  

Il tempo di cottura per 4 persone è di circa un’ora e mezza o due ore, ma può variare significativamente a seconda della quantità degli ingredienti e delle dosi.

Altri ingredienti si possono aggiungere alla cazoeula a piacere, ma sia ben chiaro che non c’entrano niente con la cazoeula canturina!

 

Ristorante del Buon Ricordo Ideale Amico 2015

 

RISTORANTE IDEALE 2015

PREMIO MARCO REGGE

 

Il 2015 è stato per noi un anno di traguardi.

Inanzitutto abbiamo festeggiato i 40 anni di attività e poi, per l'occasione, abbiamo deciso per il cambio di specialià del piatto del Buon Ricordo.

Ora ci arriva un altro riconoscimento, inaspettato ma graditissimo, dall'Associazione Collezionisti Piatti del Buon Ricordo con l'assegnazione del premio "Ristorante Ideale 2015". 

Un premio questo considerato molto significativo e importante in quanto basato sullo stretto rapporto tra Ristorante e Collezionisti del Piatto del Buon Ricordo, con le valutazioni che questi ultimi danno in occasione delle loro diverse visite.

Onorati ed entusiasti di ricevere questo premio ringraziamo chi ci ha accordato la sua fiducia e continua a farlo frequentando il nostro locale.

Grazie.

Catia e Maurizio

1975 - 2015 Il nostro 40°

 

1975 - 2015

Ristorante Le Querce

 

Siamo entusiasti ed orgogliosi

di annunciare il nostro 40° anno di attività.

 

Nel marzo 1975 Carla e Riccardo

hanno dato inizio a questa avventura

e oggi, come allora,

Catia e Maurizio,

con tutto il loro staff,

sono animati dalla stessa passione,

dagli stessi ideali di qualità e professionalità nel loro lavoro quotidiano.

 

Raggiungere traguardi e superarli non è facile,

riesce solo a chi, con tenacia e perseveranza,

seguendo gli insegnamenti di chi li ha preceduti,

si applica quotidianamente con passione

per scrivere le pagine del suo futuro.

 

Ringraziamo tutti i nostri clienti

per la fiducia accordata in questi anni.

 

Recensione Guide Gastronomiche 2014

 

Recensione de "Guida Critica Golosa di P. Massobrio e M. Gatti" 2014

 

Attorno uno splendido verde giardino, ombreggiato da grandi alberi di querce e impreziosito di azalee, rododendri e composizioni floreali su un curatissimo prato all'inglese. All'interno, sale moderne, ma eleganti, arredate in modo curato, dove si possono anche svolgere banchetti (qui riescono ad ospitare, in zona riservata, centinaia di ospiti, senza interferire con la vita del ristorante gourmand). Queste, le Querce, locale di grande fascino, vicino al traguardo dei quarant'anni di attività, visto che è stato inaugurato nel 1975 da Carla e Riccardo Luraschi. Oggi al comando il figlio Maurizio. Dal mercoledi al venerdi menu business (€ 14.00). La carta dei vini è ampia e ben costruita. Dal menu, via con antipasti (€ 14), come girello di vitello al karkadè con cracker di pasta fillo ai semi di papavero o torcione di fegato d'oca con marmellata di cipolla rossa e blinis di grano saraceno. Tra i primi (€ 15) paccheri di Gragnano con ragù d'agnello e mirtilli con croccante di cipolle o ravioli di pesce persico in pasta di pane al burro e salvia (piatto del Buon Ricordo, l'Associazione di cui il locale fa parte). Secondi (€ 19) costoletta alla milanese o astice alla catalana. Tartare di frutta e babà al maraschino o mantecato alla crema ai profumi di arancio i dolci (€ 8) con cui chiuderete contenti.

    Recensione de "La Guida Michelin" 2014   Le Querce, come gli alberi che ombreggiano il grande giardino nel quale si trova questo signorile ristorante, ben attrezzato anche per banchetti e ricevimenti.   Cucina regionale e gustose proposte di pesce. Valutazione: Ristorante di buon confort         Recensione de "La Gola in Viaggio"    Il ristorante Le Querce pare aver ritrovato l'antica verve e torna a essere un luogo in cui concedersi un pasto tranquillo e ricco di soddisfazioni. In tavola piatti che si ispirano alla tradizione comasca e brianzola, rivisitati in chiave moderna. Ne risultano ricette semplici e gustose, legate alle stagioni. Da non perdere il raviolo di pesce persico in pasta di pane al burro e salvia (piatto del Buon Ricordo). Spesa sui 40-45 euro; menu degustazione a 45 euro. Interessante proposta business nei mezzogiorno feriali. Ampi spazi e sale riservate a banchetti e celebrazioni familiari.      Recensione de "La Guida Business Restaurant"    Gestione familiare per questo ristorante immerso in un meraviglioso giardino con querce secolari. La cucina tradizionale e delicata segue le stagioni con piatti regionali. Specialità della casa: la classica cotoletta "orecchia d'elefante".